Milano modello da seguire

Intervista a Cristina Tajani da Il Riformista, 1 marzo 2012

di Elena Iannone

“La vicenda Expo mostra un’altra via possibile, fra il rigore recessivo e l’apertura del portafoglio incondizionata”. Cristina Tajani, 32 anni, ex ricercatrice e assessore alle Politiche per il Lavoro, Sviluppo economico, Università e ricerca del Comune di Milano, anche sul futuro politico della sinistra non ha dubbi: “le forze di sinistra devono condividere la linea strategica e poi convergere verso il Partito Socialista Europeo” .

Expo 2015, i lavori proseguono, quali sono i passi successivi?

I due commissari straordinari Formigoni e Pisapia hanno chiesto al Governo che gli investimenti che gli enti locali affronteranno in vista di Expo possano uscire dal patto di stabilità, e questo in virtù del fatto che rimarranno un patrimonio pubblico: d’altronde Expo è un evento nazionale non è un fatto che riguarda solo Milano. Ci sono già diversi partner, e altre aziende si assoceranno, l’aspetto rilevante è che si tratta di privati multinazionali che investono di proprio, scelgono di correre dei rischi, il che significa che Milano ha le caratteristiche di un territorio su cui si può scommettere nonostante la crisi. Per attirare ulteriori partner bisognerà però che anche le istituzione facciano il loro: proprio in un momento in cui da un lato ci viene chiesto di attuare delle politiche restrittive, dall’altro non si possono non prevedere degli investimenti strategici di lungo periodo. Grandi investimenti che riattivino un circuito virtuoso.

Qual è la ricetta del comune di Milano, e soprattutto a cosa bisogna
rinunciare per ottenere i fondi necessari a questo genere d’investimenti?

Un importante aiuto arriverà dall’accordo sui derivati che dovrebbe prevedere una voce di 80 milioni in investimenti e 40 fra spesa corrente e sviluppo. Occorrerà pensare inoltre a dismissioni di patrimonio, valutando accuratamente cosa e a quanto rinunciare, e dismissioni di patrimonio in aziende partecipate. Mi riferisco in particolare a Serravalle e Sea.

E quali sono le priorità sulle quali intervenire?

Io ho proposto alla giunta di ragionare su tre voci: infrastrutture, che si traducono sostanzialmente in mobilità; ristrutturazione e manutenzioni ordinarie; e la creazione di un fondo destinato ai settori produttivi, agli incubatori e agli acceleratori d’impresa. A Milano abbiamo sette università, quindi è lì che bisognerà puntare per favorire la nascita di start up di nuove realtà dinamiche, e proprio per questo siamo inseriti nel programma europeo delle imprese creative. Come avviene a Berlino poi, è importante introdurre e favorire la modalità del “co-working”, un modello metropolitano che mostra concretamente ciò che un’amministrazione locale può mettere in piedi. Lanceremo già questa primavera insieme con l’Università Bocconi e la Camera di Commercio un’iniziativa che metterà a disposizioni alcuni spazi comunali per incubatori d’impresa leggeri e co-working.

E a livello nazionale dopo il “Cresci-Italia” pensa che il “Salva-Italia” si
dimostrerà sufficientemente incisivo?

Io personalmente ho ritenuto inevitabile il primo decreto, data la contingenza e il contesto internazionale, a patto però che a questo seguissero misure di sviluppo, che è anche un po’ quello che ci chiede l’America di Obama. Si parla molto di liberalizzazioni, che trattandosi di modifiche legislative si fanno sostanzialmente a costo zero. Si fa fatica invece a vedere investimenti e misure che vadano oltre questa dimensione. Il ministro Profumo ha promesso per esempio qualche giorno fa che non avverranno ulteriori tagli alla ricerca e all’Università, quando ancora occorrerebbe recuperare quello che è stato tagliato in modo irragionevole e non mirato dai governi precedenti. Da questo punto di vista la risposta del governo è ancora insufficiente.

Cosa occorre alla sinistra per rappresentare un’alternativa politica convincente?

Monti, come presidente del Consiglio, si è assunto un compito per nulla facile, e poi ha espresso la volontà di fare un passo indietro, com’è giusto in una democrazia che la vita politica riprenda a fare il suo corso. Da qui
al 2013 la sinistra ha la responsabilità di fare un ragionamento di ricomposizione del proprio campo, individuando – non nel giochetto delle alleanze – la risoluzione del problema. Deve riuscire a indicare in primis quali sono gli assi strategici sui quali si ritiene di dover proporre ai cittadini un programma elettorale. E secondo me non si può più prescindere da un’idea che non metta al centro l’Europa. Non c’è salvezza per l’Italia al di fuori di un contesto europeo: interrogarsi su cosa fare del fondo salva-stati, come comportarsi nei confronti della Bce, e le proposte in termini di politica economica devono diventare l’anima di una visione condivisa.

E in questo scenario il Pd dovrebbe essere l’interlocutore del Partito
socialista europeo.

Io credo che quel che il Pse ha proposto in questi mesi in termini di politica economica sia la ricetta più credibile e più seria. In questo momento in Italia le forze politiche di sinistra o di centro-sinistra si devono porre il problema di come rapportarsi con quel progetto politico. E’ paradossale che i due partiti più significativi del centro-sinistra in Italia, Sel e il Pd, siano fuori da attualmente fuori da questo contesto. Io penso invece che dovrebbero condividere la linea strategica e a seguire convergere verso l’adesione al partito socialista europeo, sono profondamente convinta che non si possa ragionare del dopo Monti facendo l’aritmetica delle alleanze. O emerge quali sono le priorità politiche o il resto lascia il tempo che trova.

Emergerà?

Io spero di si: vedo un dibattito interessante all’interno del Pd sui temi del lavoro e su quelli della politica economica. Spero che questo si verifichi anche nelle forze esterne al Pd e che si possa convergere. Anche da questo punto di vista Milano può rappresentare un modello: la coalizione che ha sostenuto il sindaco Pisapia è partita dall’individuazione di alcuni contenuti e ha superato gli steccati dei partiti, tanto che abbiamo una giunta molto eterogenea che vede forze del campo socialista, un assessore importante come Tabacci che viene dal terzo polo e il sostegno della sinistra “cosiddetta” radicale.