L’Italia e le città nell’Europa progressista

da l’Unità del 7/02/2013

di Cristina Tajani

Dopo l’incontro tenuto l’anno scorso a Parigi per definire le misure alternative all’ «austerità» (eurobond, riforma della BCE, tassa sulle transazioni finanziarie e politica comune di sviluppo europeo), purtroppo inascoltate o sostenute timidamente a volte anche a sinistra, sì attende per il prossimo fine settimana l’incontro di Torino promosso da Feps, Fondazione Italianieuropei e fondazioni politico-culturali francesi e tedesche. Qui, oltre all’annunciato esplicito sostegno di Hollande a Pier Luigi Bersani candidato premier del centrosinistra italiano, si promulgherà un nuovo «manifesto».

I temi economici e sociali affrontati in precedenza sono ancora di stringente attualità e costituiscono l’unica via per uscire vivi dalla crisi, ma la Carta di Torino dovrebbe alzare mira e ambizioni anche alla luce delle esperienze di questi travagliati anni. Il problema europeo è prima di tutto un problema politico che porta in grembo anche un tema di governance e di assetti istituzionali. Non c’è uscita possibile dalla crisi per i singoli Stati senza un’accelerazione sul processo politico europeo, senza un progetto sul ruolo dell’Europa nella competizione globale, un’idea di politiche di bilancio comunitarie che siano tutto il contrario nel metodo e nel merito di quanto ha rappresentato il fiscal compact.
Questo processo ha bisogno di efficienti e legittimate istituzioni democratiche sovranazionali che superino il modello dell’intergovernativismo e valorizzino un assetto istituzionale europeo che oltre a Stati membri e Unione, coinvolga entità democraticamente amministrate come le città e le regioni. Va per altro considerato che allo spostamento del target di molti programmi comunitari dagli Stati alle regioni e infine alle città (è frequente il riferimento al «secolo urbano») non può non corrispondere una riflessione e un progetto in termini di governance dell’Unione.
Questo tema potrebbe coordinare in maniera nuova su un punto politico unificante lo schieramento di centrosinistra continentale sia nelle sue rappresentazioni nazionali (i partiti fuori e dentro il Pse) sia nelle sue declinazioni-territoriali (e penso ai governi di sinistra delle metropoli europee). Inoltre, le politiche anticicliche vedono nei livelli di governo amministrativo utili protagonisti se è vero, in Italia come in Europa, che la maggior parte degli investimenti vengono attuati dagli enti locali. E ancora di più lo sarà se si considerano gli orientamenti dell’agenda Horizon 2020 e di quella sulle smart cities.

L’incontro di Torino indicando strade e assetti nuovi può contribuire a riportare l’Europa come opportunità e non come vincolo dentro una campagna elettorale non esaltante. Ora il momento è proficuo per ragionare in campo aperto, sciolti da vincoli di assetti partitici posti in discussione dalla destrutturazione ventennio. I temi economici e sociali su cui le forze progressiste europee hanno in precedenza trovato una convergenza, e ora il tema delle istituzioni democratiche sovranazionali e subnazionali, devono quindi diventare il terreno di incontro anche per le forze politiche interne al centrosinistra al di là dei confini nazionali e di partito.