Intervista a Repubblica Milano

La Tajani al Pirellone “Affrontiamo insieme le troppe crisi aziendali”
di ALESSIA GALLIONE

6 marzo 2013

E’ una crisi che non sembra risparmiare più nessun settore. Solo a Milano, in questo momento, Palazzo Marino sta
seguendo oltre venti casi di aziende in difficoltà: dalle telecomunicazioni alla grande distribuzione, dalla chimica-farmaceutica al San Raffaele. Un’emergenza che l’assessore al Lavoro Cristina Tajani rilancia. Perché quelle, dice, sono le priorità: «Lavoro e sviluppo». Ed è alla prossima giunta lombarda che Cristina Tajani parla. A cominciare da una proposta: «In passato, non c’è stata una visione d’insieme: servirebbe una task force al Pirellone che in passato non è mai stata fatta, ma sarebbe necessaria. Dovrebbe avere il coordinamento del nuovo assessore regionale e attivare azioni più decise fronti globalmente le crisi aziendali eche, di volta in volta, coinvolga gli enti locali interessati e le diverse parti».

Assessore, perché è importante una futura collaborazione tra Palazzo Marino e la Regione sul tema del lavoro?

«Nonostante stia mettendo in campo anche strumenti straordinari, come il piano per la smart city che muoverà 160 milioni di investimenti, il Comune da solo non può farfrontea tutto. Su alcune questioni non arriviamo, anche per mancanza di deleghe, che sono in mano alla Regione».

Qual è la prima emergenza che, secondo lei, il Pirellone si troverà ad affrontare?

«È la cassa integrazione in deroga: purtroppo è finanziata solo fino a giugno, ma non basterà. La prima necessità sarebbe rifinanziarla. Senza copertura sociale, tutte le situazioni di crisi di società che adesso sono in sospeso rischiano di precipitare. Ne stiamo seguendo diverse, ma il Comune ha un potere solo politico di mediazione: alla Regione spetta una parte fondamentale sugli ammortizzatori e sulle politiche industriali che crediamo debba essere sviluppata».

In campagna elettorale il lavo-roèstatoindicatodatutticome la priorità. Che cosa vi aspettate dalla Lega?

«Parto dal Comune: noi siamo disponibili a collaborare nell’interesse dei lavoratori e delle imprese. A partire da due punti, che possono anche essere di discontinuità con il passato: un maggior protagonismo nelle crisi aziendali
e una revisione dellaformazione professionale».

Cominciamo dalle aziende in difficoltà: che cosa servirebbe?

«Una task force che trovi nel nuovo assessore al Lavoro un coordinamento: in passato non è mai stata fatta, ma sarebbe necessaria. Diciamo che la ex giunta aveva un atteggiamento piuttosto “liberista”: il mercato e le imprese facciano quello che devono fare, con interventi dell’amministrazione minimi. In un momento così critico, invece, servirebbero azioni più decise».

Tra le crisi aperte c’è anche il San Raffaele.

«In questo momento c’è una proposta di mediazione del prefetto che non è ancora stata sottoposta alvoto dei lavoratori.
Abbiamo ricevuto una richiesta da parte della Rsu per riconvocare un tavolo generale. Noi siamo disponibili, ma è chiaro che questa situazione, che rischia di essere pagata dai lavoratori, chiama in causa colpe pregresse della passata amministrazioneregionale. Adesso è difficile lavarsene le mani».

E sulla formazione professionale che cosa potrebbe fare il nuovo Pirellone?

«Gli ultimi dati, ci dicono che la disoccupazione giovanile, a Milano e in Lombardia, è al 28%. Sono dieci punti in meno rispetto alla situazione italiana, ma è pur sempre un quadro preoccupante. In questo scenario, la formazione, quella
professionale in particolare, è fondamentale. Alla nuova giunta chiediamo di ripensare la legge regionale su questa materia partita nel 2010».

Concretamente, che cosa ha significato per Palazzo Marino?

«La perdita dell’accreditamento di corsi di altissimo livello che, nonostante tutto, continuano a essere attrattivi e con titoli
competitivi. La ratio era spingere gli enti locali a portare all’esterno la formazione professionale. Da allora, non riceviamo
più il “bollino” del Pirellone e i finanziamenti. È una logica che troviamo sbagliata. In questo modo, da una parte c’è il
Comune, che gestisce senza accreditamento corsi che attraggono studenti da tutto il mondo come quelli della scuola dei liutai. E, dall’altra, una proliferazione di privati, più o meno improvvisati, con tanto di “bollino”».