Intervista a Il Giorno

Milano, 12 giugno 2011 –

«Il valore di questa Giunta — dice — è dato dalla presenza di molte donne ma, soprattutto, dal fatto che si tratta di donne che hanno competenze, che hanno qualcosa da dire e da portare alla città. Non di belle figurine come ci avevano abituati ultimamente. Lo stesso discorso vale per i giovani». Parole di Cristina Tajani, neoassessore a Politiche per il lavoro, Sviluppo economico, Università e ricerca.

Assessore donna ma – a dispetto di quanto dichiarato poco sopra – non giovane. «Volto nuovo, se si vuole. Non si dica che sono una ragazzina». Un invito che la Tajani spiega proprio alla luce di quelle «competenze» che Pisapia più di altri, secondo lei, ha valorizzato.

Tajani, è assessore a soli 32 anni?
«Mi sono laureata alla Bocconi, ho conseguito il dottorato alla Statale, sono stata tra i curatori dei report sul lavoro a Milano per conto di Assolombarda, Cgil, Cisl e Uil: mi occupo di questioni legate all’occupazione da 10 anni ormai, non posso più essere considerata una ragazzina. In altri Paesi è normale dare incarichi di responsabilità a chi è appena sopra i 30 anni».

Sulla base dell’esperienza fin qui accumulata, il problema occupazione a Milano ha delle specificità che fanno della città un caso a parte rispetto al resto del Paese?
«La specificità milanese è il terziario. In questa città molti posti di lavoro sono dati dal settore dei servizi, il punto è capire, però, quale tipo di terziario e servizi bisogna incoraggiare. Il terziario include imprese molto diverse, da quelle legate al web, alle nuove tecnologie e al design fino alle imprese di pulizie. Bisogna scegliere verso quale terziario indirizzare le politiche per l’occupazione, su questo bivio si gioca il futuro della città».

Da assessore quale direzione prenderà?
«Io credo che le politiche comunali per l’occupazione debbano essere indirizzate verso il primo tipo di terziario, quello di alta qualità, perché è qui che si possono creare posti qualificati e stabiliti: i due aspetti sono legati».

Mercoledì la prima riunione di Giunta: quali altre idee metterà sul tavolo per l’occupazione e per Milano?
«Porrò una questione di merito: finora diverse realtà, dalla Chiesa ai privati, si sono mosse per alleviare il problema della mancanza di posti di lavoro. Ma ogni ente si è mosso in modo isolato, bisogna invece che ci sia un coordinamento degli interventi in modo da valorizzarli e renderli più efficaci».

Quali idee per Milano?
«Questa città ha sette università eppure non riesce a trattenere gli studenti e i ricercatori, che preferiscono andare all’estero perché solo all’estero possono firmare contratti. So che questo è un tema di competenza nazionale, ma come assessore credo di poter intervenire creando le “infrastrutture” che le università ci segnaleranno come necessarie, penso ad esempio alla banda larga, creando luoghi di vera aggregazione per gli studenti fuori sede e puntando sui campus. Altrettanto bisognerà fare col design: Milano oggi è davvero consapevole di essere la città del design e una città universitaria?».

Come è nata la sua nomina ad assessore? Da quanto conosce Pisapia?
«Io e Pisapia abbiamo partecipato a diverse iniziative pubbliche prima della campagna elettorale, è così che ci siamo conosciuti. Sono diventata assessore nei giorni immediatamente successivi al ballottaggio, prima nessuno mi aveva parlato di questa possibilità. E ho accettato perché questa è una sfida che gioco non solo come Cristina Tajani, ma come rappresentante di una generazione che finora non ha avuto molte occasioni».

Lei è pugliese e di Sel: quali le affinità e le differenze tra Vendola e Pisapia?
«Sono politici nuovi ma molto diversi. Non è giusto confrontarli».