Con il futuro alle spalle… verso lo sciopero dell’università del 14 novembre

Con la l.133/2008 i giovani ricercatori italiani il futuro se lo sono lasciato alle spalle. Notava Giudo Barbujani su Il Sole24Ore qualche settimana fa, che i dottorandi, cioè laureati che lavorano a tempo pieno a progetti scientifici che li porteranno al raggiungimento del più alto titolo universitario, guadagnano oggi l’equivalente di un chilo di pane all’ora, ovvero quanto, secondo i cronisti dell’epoca, i contadini bergamaschi non erano più disposti ad accettare nell’Italia immiserita del 1946. Si tratta circa dello stesso stipendio (poco più di 1000 euro mensili) che guadagnano i ricercatori, vincitori di concorso a tempo indeterminato, dopo un periodo di precariato che si aggira intorno ai 6-8 anni. L’Italia è al penultimo posto tra i paesi europei per investimenti in ricerca universitaria (0,9% del Pil). Già troppo per la coppia Tremonti-Gelmini che ha deciso di tagliare ulteriormente i trasferimenti dello Stato alle Università pubbliche. Inoltre, a fronte dei pensionamenti massicci previsti nei prossimi anni, verrà assunto un solo nuovo ricercatore per ogni 5 pensionati. Sembra che il disegno del Governo vada nella direzione deliberata di sottrarre i mezzi minimi per il funzionamento delle Università (e delle scuole) e di incentivare la fuga dei giovani cervelli. Un paese che si lascia il futuro alle spalle: che paese è?!