Precariopoli

“Precariopoli”, dunque: il luogo, sempre più esteso, della precarietà nel lavoro. La precarietà nelle sue varie forme, nella complessità crescente di sigle e situazioni , accomunate da una unica realtà: un panorama di incertezza per le nuove generazioni, di cui tu pure fai parte – E’ così?
È esattamente così. Le trasformazioni del lavoro negli ultimi vent’anni hanno investito le prospettive e le aspettative delle giovani generazioni. L’accesso e la permanenza nel mercato del lavoro dei giovani assume caratteristiche strutturalmente differenti rispetto a quelle che hanno vissuto i loro padri. Le condizioni di accesso, in particolare, sono segnate da un’estrema flessibilità in entrata, frutto delle riforme del mercato del lavoro dell’ultimo decennio.
Ma la flessibilità occupazionale è un dato che tende a permanere e a modificare l’aspettativa occupazionale e di vita anche nelle fasi successive dell’esistenza.
Ma l’aspetto forse più significativo, che anche dal libro emerge, è che la precarietà che investe le giovani generazioni non è solo un dato registrabile sul mercato del lavoro, ma ha molto a che fare con le condizioni di vita urbana (alloggi, accesso a servizi essenziali, trasporti…) e con il godimento di effettivi diritti di cittadinanza.
È evidente che questo dato segna delle conseguenze non solo rispetto all’esigibilità dei diritti dei lavoratori così come codificati, ma implica delle trasformazioni di percezione e di prospettiva per le giovani generazioni di carattere culturale e antropologico. La stessa idea di lavoro nelle nostre società ha cambiato volto e codificazione, così come una serie di sincronismi sociali e consuetudini collettive tarate su tempi e modi del lavoro non più prevalenti. Se vogliamo si tratta di una precarietà non solo lavorativa, ma anche “esistenziale”.

Tu hai curato, con Salvatore Cominu, il capitolo intitolato “La stagione dei precontratti”. Che cosa si intende per stagione dei precontratti, quale o quali situazioni o tempi identifica?
Per “stagione dei precontratti” abbiamo inteso indicare l’insieme di vertenze locali che il sindacato dei metalmeccanici della Cgil, la Fiom, ha promosso all’indomani dell’accordo separato (cioè siglato da Fim-Cisl e Uilm-Uil senza l’accordo della Cgil) per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di settore, nel 2003.
Il nostro lavoro non si proponeva un approfondimento analitico della “stagione dei precontratti” inerente al suo impatto complessivo, tema sviluppato in altri contributi a ciò dedicati. Nell’inquadrare gli episodi di lotta abbiamo inteso in primo luogo fornire risalto ad una diversità di scenario: quello che ci interessava indagare erano alcune dimensioni soggettive delle lotte. Dimensioni che, secondo noi, rappresentano la cifra di una differenza rispetto a mobilitazioni di un ciclo precedente.
Si tratta quindi di dimensioni più soggettive (la forte presenza delle donne, dei giovani e dei migranti all’interno delle mobilitazioni) che si ascrivono anche in un contesto politico mutato dopo l’ondata portata dai movimenti degli ultimi anni. Inoltre, il legame di queste battaglie con il territorio circostante è stata una dimensione di particolare interesse per la ricerca.

Parlami della metodologia della ricerca che avete condotto e se essa ha riservato sorprese e realtà di lotta che ti hanno particolarmente colpito.
La metodologia utilizzata è stata quella dell’inchiesta e della con-ricerca. Ovvero interviste in profondità ai protagonisti delle mobilitazioni e focus group (interviste collettive) in cui i lavoratori hanno partecipato attivamente alla costruzione del libro e delle sue chiavi di lettura.
Dalle discussioni con i lavoratori ed i delegati sindacali un dato è emerso in maniera dirompente: quello della partecipazione. Tutte le mobilitazioni analizzate sono vissute grazie ad una grande partecipazione che ne ha fatto dei veri e propri eventi collettivi.

Puoi dire di avere riscontrato, negli incontri con i lavoratori delle aziende, grandi e piccole, che hai incontrato, una consapevolezza crescente della necessità di difendere i propri diritti nell’attuale panorama frammentato e complesso di rapporti di lavoro?
Quello che posso dire con certezza è che i casi che abbiamo indagato ci segnalano una forte domanda di democrazia. Cioè un rinnovato bisogno, nei luoghi di lavoro ma non solo, di tornare a decidere sul proprio destino lavorativo, sui tempi e sui modi, ma aggiungerei anche sulle finalità, della propria attività. Da questo punto di vista credo che non si possa ragionare di diritti accantonando il tema della partecipazione e della democrazia.

Puoi accennarmi brevemente al contenuto degli altri capitoli della ricerca, che compongono questo libro?
Gli altri capitoli analizzano episodi, che a noi sono sembrati particolarmente significativi, di lotte sul lavoro che hanno infranto un lungo silenzio, durato circa venti anni, del mondo del lavoro rispetto alla scena politica e culturale di questo Paese.
Si tratta delle mobilitazioni degli autoferrotramvieri nelle regioni del nord Italia, della lotta dei lavoratori di Fiumicino contro le esternalizzazioni, della improvvisa mobilitazione degli operai della Fiat Sata di Melfi (che ha prodotto 21 giorni di blocco totale dello stabilimento) e delle inedite battaglie dei giovani ricercatori nelle Università.

 

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