La sensazione di ritrovarsi da soli

Sta succedendo qualcosa che a noi sfugge nella sua totalità. La sensazione è quella di aver camminato tra la folla e di essersi ritrovati di colpo da soli. Il dibattito che si è aperto tra di noi misura i limiti solo delle scelte politiche fatte, quando il risultato del voto ci dice che la realtà trascende noi, la politica, qualsiasi istituzione. Le analisi del voto si fanno sempre più scientifiche e dettagliate. Mi sembra che ne manchi una che a noi tocca fare. Prima che nella campagna elettorale appena conclusa arrivasse la data del “silenzio sui sondaggi”, Repubblica pubblicò un intero paginone sul trend del voto giovanile. Tra i giovani nati tra il 1988 e il 1990 la Lega era previsto venisse votata dall’8,9% , con il titolo: <<Voto dei giovani, Pdl e Lega avanti di 5 punti>>.

Ne emerse una generazione orientata a destra con un risultato considerevole della Lega. Evidentemente la notizia suscitò scalpore perché luoghi comuni e retaggi romantici vorrebbero le nuove generazioni orientate ad un voto a Sinistra, inteso soprattutto come voto di alternativa al quadro politico esistente. Per onor del vero, non scandalizzò Ilvo Diamanti che nel commento del dato fece emergere come la tendenza era già nota. Di questo sondaggio pochi si ricordano e nessuno lo mette in relazione con il risultato finale. Ne ricaveremmo un dato per noi importante: le nuove generazioni votano in totale sintonia con quelle precedenti. È questa una delle mutazioni genetiche di questa società: i giovani in Italia non riescono ad esprimere una cultura autonoma. In Spagna la campagna elettorale delle sinistre ha come interlocutore privilegiato le nuove generazioni. Nel paese di Zapatero l’astensionismo dei giovani mette a rischio il risultato delle sinistre. A noi giovani di sinistra tocca un’analisi profonda delle nuove generazioni perché, qualsiasi indirizzo politico assumeremo per il futuro della sinistra, questo non si darà se non saprà interloquire con i giovani del Paese. Non può esistere sinistra senza un’idea innovata di Progresso. Divagheremmo troppo se ci addentrassimo in una definizione di Progresso scritta da sinistra. Tuttavia, non esiste progresso senza una relazione con il futuro che sia carica di coraggio. Un coraggio che sembra mancare innanzitutto a quella classe dirigente che pure ragiona sulla ricomposizione dei cocci di una società e di una generazione atomizzata. La sinistra riparte da questo obiettivo. Se rimanesse divisa come lo è ora sceglierebbe un’opzione di contenimento dell’esistente e non di alternativa. Rimarrebbe frantumata come è frantumata la società e la generazione di cui faccio parte.
Sarebbe un’imbarazzante fotografia.

Le motivazioni per cui le nuove generazioni sembrano accodarsi nel voto alle precedenti sono molteplici; alcune connesse tra loro, altre indipendenti: tutte determinano il risultato finale. La deflagrazione dei progetti a lungo termine dei giovani – quella che noi abbiamo chiamato precarietà dell’esistenza – ne è sicuramente una causa. In un mondo in cui perdi la fiducia nel presente, nel datore di lavoro, fino a perdere la fiducia in te stesso, diventa una strategia di sopravvivenza perpetuare la visione che hai della tua famiglia. Quando il guadagnare autonomia ti apparirebbe un ulteriore vagare senza meta e senza certezze, riconfermi le sicurezze che nella tua vita si sono costruite negli anni della tua “agenzia educativa” più prossima.
Aggiungi che la famiglia assume il ruolo di compensatore, di ammortizzatore sociale e hai così un quadro di totale dipendenza dalle generazioni precedenti. Eppure non basta identificare il legame tra condizione materiale e valori di riferimento; esistono motivazioni altre, che intercettano la perdita di fiducia in qualsiasi istituzione: Stato, sindacato, impresa, matrimonio, politica. Quello stesso articolo di allora recita <<Si è diffusa la convinzione che non ci sia spazio per le nuove generazioni>>. Qui credo stia una delle motivazioni del risultato elettorale finale.
I risultati elettorali ci dicono che le formazioni che si presentano come nuove, innovate raccolgono consensi. Il Partito Democratico ha un risultato inferiore alle aspettative del suo gruppo dirigente, non riesce ad imbarcare i voti del centro ma “tiene”. Nonostante la delusione per il governo Prodi di molte e molti, tiene testa al risucchio. Della Lega Nord certo non si può dire che si sia presentata come nuova, anzi, ha costruito la sua campagna elettorale sul ritorno alla Lega delle origini, eppure ha saputo intercettare l’antipolitica nelle forme nuove che si è data negli ultimi anni: “Imbracceremo i fucili”. Il risultato del restyling offerto dal PdL è in continuità con quello del centrodestra degli anni passati.
Dalla necessità di sbloccare gli impedimenti al progresso del nostro Paese, dalla ricostruzione di fiducia in sè stessi può ripartire la Sinistra, se saprà evitare di rimettere insieme i cocci, tentando invece di ricostruirsi daccapo.

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