L’Europa prima di tutto

da l’Unità del 4/2/2012

di Cristina Tajani

Lo stato di emergenza in cui il paese si trova, a causa della crisi e dell’inadeguatezza della politica a gestirla, favorisce una fase di “decantazione” negli equilibri politici del nostro paese. Non si tratta solamente di contrapporre politica a tecnocrazia. Anzi il momento è proficuo per potere ragionare liberamente, in campo aperto, sciolti da vincoli di schieramenti posti in discussione dalla destrutturazione dei blocchi sociali che hanno sostenuto la maggioranza di governo ma pure hanno dato forma alle opposizioni. Non si può non vedere che la fine dell’era berlusconiana apre nuove sfide che andranno affrontate durante e dopo la parentesi del governo Monti, per alcuni aspetti dolorosa ma credo inevitabile.

A chi scrive pare che una nuova geografia politica del centrosinistra italiano possa emergere dall’individuazione di alcune priorità e dall’adozione di un metodo di costruzione del campo del centro sinistra. Vincente è apparso quello adottato a Milano dal Sindaco Pisapia, che ha costruito la sua maggioranza arancione rompendo gli argini di schieramenti predefiniti, grazie ad una grande spinta di partecipazione popolare e alla valorizzazione delle energie giovanili.
Quanto alle priorità, il tema della costruzione politica dell’Europa mi sembra la trama che contiene i due grandi nodi con cui tutte le democrazie europee si stanno confrontando: il disagio delle generazioni figlie dei baby boomers e la connessa questione sociale. L’Italia non può “salvare” le nuove generazioni ed i ceti più deboli fuori dal contesto europeo. Lo stiamo vedendo in queste settimane: le incertezze della governance europea rischiano di penalizzare soprattutto i giovani ed i lavoratori.
Al di là delle posizioni emerse nel dibattito nazionale, rispetto a questi temi, nelle opinioni pubbliche internazionali sono emersi in queste settimane sostanzialmente due punti di vista: l’uno ben rappresentato dalla signora Merkel; l’altro, alternativo, ampiamente veicolato dagli ambienti progressisti statunitensi ed europei anche attraverso dibattiti come quello sulle sorti del capitalismo promosso dal “Financial times”, e, in Italia, dall’”Unità”.
Quest’ultimo punto di vista ha trovato una formalizzazione significativa nella posizione espressa dal Pse che, come è noto, ha individuato nella creazione degli Eurobond, nella riforma della Bce, nella promozione di una tassa sulle transazioni finanziarie e nell’impostazione di una politica comune di sviluppo europeo, l’agenda per affrontare la crisi. Questi punti possono certamente rappresentare una piattaforma comune di incontro anche per i progressisti nostrani. Una tradizione politica nobile per decenni ha usato far discendere dall’analisi della politica estera la definizione, in essa, della politica nazionale. Sarebbe troppo ipotizzare che in questa cornice europea si collocassero quanti sono interessati al progetto politico della sinistra? C’è un popolo di sinistra che chiede una rappresentazione all’altezza.

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