Intervista a Walk on Job

Milano: una giovane ricercatrice nella nuova giunta Pisapia.

Spazio ai giovani nella giunta Pisapia e la promessa, almeno per quanto riguarda l’assessorato al Lavoro (e non solo), è stata mantenuta. Trai 12 neo assessori c’è anche una ricercatrice 32enne, Cristina Tajani.

Originaria di Terlizzi (Bari), vive a Milano dai tempi dell’università, è laureata in  Discipline Economiche e Sociali alla Bocconi ed è dottore di ricerca in Scienze del Lavoro presso l’Università Statale. Impegnata da anni in politica, svolge dal 2003 attività di ricerca per Camera del Lavoro meneghina ed è inserita nella segretaria della FLC-Cgil di Milano, il sindacato dei lavoratori della conoscenza, occupandosi dell’Ufficio studi. L’abbiamo contattata per sapere quali sono i suoi programmi per l’immediato futuro, e ci ha fatto piacere sapere che conosceva già Walk on Job e da sempre è attenta alle tematiche che trattiamo.
In conferenza stampa hai dichiarato di «voler incontrare i molteplici soggetti del mondo del lavoro e dell’impresa che stanno affrontando la crisi senza l’ascolto delle Istituzioni». Come ti senti? Quali sono le priorità che ti sei prefissata in quanto assessore alle Politiche per il lavoro, Sviluppo economico, Università e Ricerca?

«Sono contenta ma consapevole delle difficoltà. Quel che può fare il Comune è una funzione di coordinamento e promozione delle iniziative politiche per favorire un dialogo tra i soggetti economici che spesso agiscono soli e non coordinati, e operano senza parlare tra loro. Anche la scelta della giunta passata di avviare un fondo anticrisi è stata penalizzata, ad esempio, proprio dal fatto che prima non se n’è parlato con le parti sociali. Son stati spesi dei soldi che però sarebbero stati meglio impiegati se prima fossero stati maggiormente coinvolti i soggetti sociali. Per questo è necessario ora recuperare dialogo e coordinamento».

Qual è il tuo primo progetto da assessore?
«Sarebbe velleitario dire che ho una misura che risolverà tutto. Penso che la cosa preliminare sia appunto l’ascolto di tutti i soggetti in causa, sia le imprese che i sindacati che gli atenei. Ascoltare quel che c’è, vedere la situazione attuale e capire come il Comune può mettersi a disposizione per favorire la cooperazione  e gli interventi che non si sovrappongano tutti su un unico target, ma anzi creando le condizioni necessarie per cooperare».

A proposito della situazione attuale, noi di Walk on Job abbiamo appena parlato in un articolo dei dati recenti della Camera di Commercio che indicano Milano come “polo degli stagisti”, dato che il 77% degli stage lombardi si svolge proprio a Milano… Cosa ne pensi?
«Ciò è legato alla natura terziaria dell’economia milanese, settore in cui si usano maggiormente queste forme di lavoro in cui si lavora ma senza retribuzione o con un compenso troppo basso e senza diritti».

Quindi Milano non è più la capitale del lavoro?
«Milano mantiene comunque il primato di una città con una buona occupazione e spesso anche di buona qualità, ma non è stata esente dalla crisi e i primi a farne le spese son stati i collaboratori  e i lavoratori a tempo determinato. Poi la caduta dell’occupazione ha coinvolto anche i lavoratori stabili e ora la maggioranza dei contratti sono quelli di collaborazione e si rischia sostituire lavoro fisso con quello atipico».

Proprio a metà aprile Gianfranco Fini aveva detto che i tempi del posto garantito non torneranno. Cosa ne pensi?
«Non deve essere così. La politica può avere una importante funzione d indirizzo anche incentivando i posti di lavoro buoni. Serve però la cooperazione di istituzioni diverse, a partire da quelle a livello nazionale».

Quindi c’è speranza?
«Dipende dalla politica».

Allora la flessibilità è un valore, un’opportunità, o è “una croce”?
«È un valore ma solo se è il lavoratore a decidere se essere flessibile o meno».

A livello locale e regionale, in Italia, sono stati presi alcuni provvedimenti per incrementare il lavoro o comunque tutelare i diritti di chi lavora, come ad esempio l’iniziativa della Regione Toscana di eliminare stage non retribuiti. Cosa ne pensi?
«Non è il Comune che deve dare lavoro, può fare da stimolo alle imprese attirandosempre più aziende di qualità. A Milano queste possibilità ci sono, è ancora città leader per l’innovazione in molti settori, penso al design, alla creatività, alla moda… Bisogna che gli enti pubblici presidino questi settori per creare nuovi posti di lavoro».

Nel tuo assessorato ti occuperai anche di università, e tu stessa sei ricercatrice: cosa ne pensi della ricerca in Italia e dei tagli su questo fronte?

«I tagli sono stati gravi e rischiano di mettere a terra la ricerca. Potrei citare indicatori che dicono che nonostante una campagna mediatica denigratoria rispetto alle università italiane, esse han prodotto risultati paragonabili a quelle di altri Paesi europei. Ma considerando poi l’investimento, vediamo che quello italiano è minore rispetto a quello di altri Paesi europei paragonabili al nostro a livello di Pil. Abbiamo insomma prodotto di più ma con minori risorse. I tagli orizzontali han penalizzato gli stipendi dei più  giovani, cioè dei ricercatori, le cui retribuzioni sono progressive alla carriera».

Oggi ti occupi ancora di ricerca?
«Oggi lavoro per l’Ufficio studi della Camera del lavoro e continuo a insegnare in un corso all’Università Statale».

Considerando che un assegno di ricerca sta tra i 1000 e i 1200 euro al mese, con questo stipendio si può vivere a Milano?
«Decisamente no, dato che in media una stanza singola a Milano costa 600 euro al mese…».

Proprio perchè di ricerca non si campa, hai mai pensato di trasferirti all’estero, di fare il “cervello in fuga”?
«Ci ho pensato. Molti amici l’hanno fatto. In me ha prevalso la voglia di impegnarmi per il mio Paese. Andare all’estero spesso vuol dire fermarsi là, viste le condizioni della ricerca in Italia. Io invece volevo seguire la politica qui in Italia…».

E sei stata premiata, dato che così giovane sei già assessore a Milano. Pisapia è stato voluto sostanzialmente dai giovani e dagli utenti della Rete… Ve lo aspettavate?
«C’è stata un’inedita mobilitazione giovanile e la Rete ha giocato un ruolo fondamentale. Chi frequenta Milano con attenzione aveva capito da qualche mese la disaffezione verso la precedente giunta. Ha stupito però anche i più attenti la vittoria di Pisapia al primo turno, si vede che ha risposto a dei bisogni reali».

E ha nominato una nuova giunta decisamente “rosa”, composta per metà da uomini e per metà da donne…
«È vero, e le donne nominate non sono “figurine”, ma sono donne con esperienza e decisamente professionali, penso alla direttrice carcere Bollate Lucia Castellano, solo per fare un esempio. Non è stata una scelta formale e di facciata, ma una decisione consapevole».

Visto che fai parte del sindacato, che significato ha che una sindacalista sia all’interno della nuova giunta comunale? Non tutte le imprese saranno contente…
«La mia esperienza in sindacato è quella di un ruolo non a contatto con la contrattazione vera e propria perché ho lavorato nel Centro studi. Ma credo che la capacità di essere super partes e la fiducia si acquisiscano col tempo».

Sei venuta a Milano dal Sud nel 1998 per studiare. Lo rifaresti ora?
«Sì, non cambierei nulla di quel che ho fatto. Non è un invito rivolto a chi vive altrove a trasferirsi a Milano, ma molti lo fanno e ci restano per sempre, come me che ho anche sposato un milanese. Altri invece “salgono” a Milano per  formarsi e lavorare ma solo per un periodo, e credo sia comunque molto importante».

11/06/2011
Elisa Di Battista
elisa.dibattista@walkonjob.itQuesto indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

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