Intervista a Il Giorno

Milano, 15 agosto 2011

L’effetto manovra, sembra inevitabile, svuoterà ancora di più le tasche dei milanesi. Ma come? Cristina Tajani, assessore allo Sviluppo economico, ha le idee molto chiare.

Assessore, dobbiamo aspettarci ulteriori aumenti dell’Irpef?
«Lo escludo, faremo di tutto per non gravare ulteriormente sulle tasche dei milanesi. D’altronde questo taglio di quasi 100 milioni di euro ce lo aspettavamo, si era visto già dalla prima tranche di manovra di luglio. E credo che la strada da seguire rimanga quella indicata proprio in luglio dall’assessore Tabacci, ossia gli aumenti già annunciati di Irpef e biglietto trasporti, ma anche revisione delle rendite catastali per poter andare a colpire le rendite immobiliari che sono in parte patrimoni immobilizzati».

Seconde case quindi?
«Con la tassa a disposizione dei Comuni, l’Imu, esclusa la prima casa si pagherà dalla seconda in poi. Anche il Governo avrebbe dovuto scegliere la via patrimoniale, sarebbe stata la misura più equa. Invece hanno scelto di tassare i redditi, e a noi come enti locali toccherà bilanciare».

La Tassa rifiuti?
«L’aumento della Tarsu è da valutare. Lo faremo se non basterà tassare i patrimoni».
Poi c’è la vendita delle partecipate. «Certo, il sindaco Pisapia prende in esame questa possibilità di cedere quote delle partecipate, e in parte anche il patrimonio immobiliare, ma solo con la prospettiva che questi soldi vengano reinvestiti in maniera produttiva. L’idea di vendere per coprire la spesa corrente l’avevamo contestata alla Moratti e non la faremo di certo. Sì alle cessioni ma solo perché c’è un altro progetto da finanziare».

A proposito di progetti, come sta l’Expo? È a rischio?
«Dal nostro punto di vista l’Expo non si tocca, ma bisogna capire cosa ha intenzione di fare il Governo, l’abbiamo già visto con il finanziamento della linea 4 del metrò: lì la quota in capo a Roma è sembrata essere a rischio. Noi abbiamo comunque firmato il contratto e abbiamo preso l’impegno, ma il Governo deve dire chiaramente se vuole perdere Expo o se vuole andare avanti con noi».

Poi ci sono vari problemi: Brera che cade a pezzi, il museo Libeskind che potrebbe essere ridimensionato.
«Ecco queste ad esempio sono tutte voci che dovrebbero essere ascritte allo sviluppo. Non si può trattare Brera come un costo da tagliare, e così il nuovo museo di arte contemporanea. Sono investimenti che vanno fatti perché portano centinaia di migliaia di turisti all’anno, e sono risorse che andrebbero rilanciate. A partire da Brera. È una vergogna che un patrimonio che potrebbe essere fattore di crescita della città venga degradato in questo modo».

Quali sono secondo lei i progetti primari per rilanciare Milano?
«Io credo che sia venuto il momento di dare concretezza a quel patto per la città di cui ha parlato il sindaco. Vanno chiamate le imprese, i sindacati, il mondo del commercio. Bisogna mettersi intorno a un tavolo e vedere, ciascuno per la propria parte, cosa si può cominciare a fare. Il Comune mette a disposizione i costi del coordinamento, ma le parti sociali devono cominciare a dire cosa possono offrire e non solo cosa possono chiedere».

di Rossella Minotti

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