Intervista a Cristina Tajani

Ha 29 anni, è nata a Terlizzi, ma vive a Milano dal 1997, dove lavora come ricercatrice a 1000 euro al mese: Cristina Tajani è uno dei volti nuovi su cui punta la Sinistra Arcobaleno. Da ieri è ufficiale la sua candidatura alla Camera in Puglia, come terza di lista (dietro al Ministro Pecoraro Scanio e al segretario regionale di Rifondazione Comunista, Nicola Fratoianni).

Cristina, un ritorno alle tue radici?
Sì. Nella mia Puglia, da cui mi sono trasferita per frequentare l’Università Bocconi dopo il diploma di maturità classica. Dopo la laurea in economia ho avuto l’opportunità di lavorare per la Cgil di Milano e frequentare un dottorato di ricerca in Statale. Attualmente sono assegnista di ricerca in Sociologia del lavoro nello stesso dipartimento di Pietro Ichino e collaboratrice della Cgil di Milano.

Hai lasciato la Puglia dieci anni fa, come tanti tuoi coetanei…
Sì, il mio è un percorso individuale, ma comune a centinaia di migliaia di giovani pugliesi. Oggi l’emigrazione da sud a nord è perlopiù un’emigrazione “intellettuale”. Giovani diplomati e laureati che a centinaia di migliaia ogni anno lasciano il sud per trovare lavoro al nord. Un impoverimento di intelligenze e talenti che non fa bene al nostro Mezzogiorno. Gli inglesi lo chiamano “brain waste”. Il nostro territorio investe risorse nella formazione dei giovani ma ne beneficiano altri. A Milano si dice: ringraziamo la Regione Puglia per averci dato i Milanesi! Pensi che ogni anno è come se una città di medie dimensioni scomparisse dal sud per trasferirsi al nord. E’ ripreso il flusso migratorio. Una questione serie per la politica.

Oggi sei una giovane economista. Questa campagna elettorale sarà un’occasione per occuparti anche dei problemi del tuo Mezzogiorno?
Da economista, i problemi del Mezzogiorno mi stanno particolarmente a cuore. Il Sud Italia viene spesso messo a confronto con il Sud della Spagna: “due mezzogiorni cinquant’ anni fa, uno solo oggi”. Questo sta a dire che in Spagna sono riusciti a colmare il “gap” tra le regioni più sviluppate e quelle meno. Noi no. Anche questo è un problema per la politica. E’ necessario ripensare l’intervento pubblico in economia. Qualcosa di buono comincia a muoversi con la presidenza Vendola e con le misure di Bersani nell’ultimo governo. Bisogna continuare su questa strada.

Gazzetta del Mezzogiorno – 7 Marzo 2008

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