Il rapporto tra i sessi e la crisi della politica

inedito per www.cristinatajani.it.

Il movimento delle donne degli anni Settanta ha rappresentato la sfida più radicale che sia stata fatta alla politica, il sintomo della sua crisi e l’inizio del suo ripensamento. “Andare alla radici dell’umano” significò allora portare l’attenzione sulle tematiche del corpo, della sessualità, della maternità, addentrarsi nelle “acque insondate della persona” (Rossana Rossanda), interrogare la politica a partire dal suo atto fondativo: la scissione tra i ruoli della femmina e del maschio, tra corpo e linguaggio, biologia e storia, individuo e collettività, privato e pubblico.

Oggi, saltati i confini tra i poli tradizionali della dualità, le vicende essenziali dell’umano –la nascita, l’amore, la malattia, l’invecchiamento, la morte-, dopo il lungo esilio che li ha consegnati all’immobilità di un ‘ordine naturale’ o di una ‘volontà divina’, si prendono la loro rivincita: entrano da protagonisti nella sfera pubblica, svelano i nessi, che ci sono sempre stati, tra vita e politica, costringono la comunità storica degli uomini a calare la maschera di neutralità che ha permesso a un sesso solo di parlare a nome di entrambi.Ma ciò che è stato a lungo ‘rimosso’, quando ricompare, si presenta spesso in forme mostrificate: l’antipolitica si può considerare il volto deformato di tutto ciò che la pòlis ha ritenuto impolitico, confinato nel suo ‘altrove’, identificato con la donna, la casa, la famiglia, la vita affettiva, le pulsioni, i sogni, il ‘vissuto’ del singolo. Il corpo pensante, anziché ritrovare l’interezza che la storia gli ha negato, appare, nella sovraesposizione che gli danno le biotecnologie, irriconoscibile, frammentato, ridotto a una “sommatoria di organi”. I confini della vita -la nascita e la morte- diventano materia su cui intervengono pesantemente i massimi poteri della vita pubblica: lo Stato, la Chiesa, la scienza, il mercato. Il discorso medico, etico, giuridico si sovrappone e rischia di cancellare del tutto la capacità che ha ogni individuo di raccontarsi e riflettere su di sé.

Se in passato si trattava di ‘disseppellire’ una materia di esperienza comune a tutti gli umani e inspiegabilmente collocata fuori dalla storia e dalla cultura, oggi la sfida è impedire che venga ancora una volta alienata, sottratta alla libertà che ha il singolo, maschio e femmina, di decidere della propria vita.

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